Oggi Marco Sbolgi, per tutti semplicemente ‘Pachito’, compie 50 anni

Mezzo secolo in cui il suo cuore è sempre rimasto legato a doppia mandata ai colori biancazzurri.

E’ impossibile raccontare la sua storia scollegandola da quella della società che lui stesso ha contribuito a far diventare un colosso della pallanuoto nazionale, rivestendo tutti i ruoli possibili: giocatore, tifoso, allenatore. Proprio come un papà non si allontana mai troppo da suo figlio, lui fa lo stesso con la piscina che porta il nome del suo maestro: da quando all’alba apre gli occhi a quando di notte la Gianni Vassallo fa qualche brutto sogno. I ragazzi che passano sotto di lui non lo amano perché gli insegna la pallanuoto ma perché riesce a trasmettere loro lezioni di vita senza prezzo: lo spirito di sacrificio, la passione e l’amore per i nostri colori.

Valori che lui stesso ha imparato a conoscere quando ancora faticava a staccarsi dalla sottana di mamma: “La prima volta che entrai in piscina a Bogliasco io avevo pochi mesi e lei qualche giorno, nel senso che era stata appena costruita. Era il 1970 e mia mamma mi affidò al bagnino di allora, Angiulin Crovetto un vero e proprio mito della pallanuoto locale. Lui mi prese e, esattamente come si faceva una volta con i bambini che ancora non sapevano nuotare, mi sollevò in aria e mi gettò in acqua. Io inizialmente andai a fondo come un piombo poi cominciai a riemergere e una volta tornato a galla mostrai tutta la mia gioia, chiedendo, sorridente, di poterlo rifare ancora”.

Il primo contatto con quello che diventerà il suo ambiente naturale fu dunque una scintilla in grado di far esplodere un fuoco che da allora non si è più spento: “In casa mia la pallanuoto era un affare di famiglia, essendo figlio di uno dei fondatori della società.  Cominciai a nuotare da piccolissimo e ha 15 anni mi tolsi la più grande soddisfazione della mia breve carriera da giocatore, conquistando il terzo posto alle finali scudetto allievi di Todi. Tolto il campionato allievi B del ’73, quella fu la prima medaglia conquistata dalla nostra società e io fui fiero di esserne stato protagonista”.

Era il 1983 e con la squadra allenata dal grande Gianni Vassallo per la prima volta Bogliasco si affacciava alla ribalta di un grande evento nazionale. Un traguardo che se comparato con le vittorie degli anni successivi, molti dei quali griffati proprio da Pachito, sembra quasi insignificante. E invece quello fu il primo passo di un cammino che continua tutt’oggi che nel frattempo ha visto Marco passare dall’acqua alla panchina. Con una tappa intermedia sugli spalti: “A 19 anni smisi di giocare. Ero troppo pigro e la vita da pallanuotista comportava sacrifici che non mi sentivo di sostenere. È stata una scelta che successivamente ho rimpianto più volte. Però rimasi comunque vicino ai colori biancazzurri, fondando assieme ad alcuni amici gli Eagles, il primo nucleo di tifoseria organizzata del Bogliasco, non perdendomi mai nessuna partita dei ragazzi”.

Poi un giorno arriva la svolta che dà un cambio radicale alla sua vita. I suoi vecchi maestri Gianni Vassallo e Renzo Zolari gli offrono l’opportunità di iniziare un nuovo percorso: “All’epoca facevo il bagnino in piscina e siccome sia Renzo che Gianni avevano spesso bisogno di un aiuto coi ragazzi mi chiesero di iniziare a darli una mano. La vita in panchina cominciò a piacermi e nel giro di qualche mese presi il patentino da allenatore. La mia prima esperienza da tecnico titolare ed ufficiale fu con la leva 1983, curiosamente proprio l’anno in cui vinsi il bronzo ai campionati italiani”.

Sembrava la chiusura di un cerchio ed invece era solo l’inizio di una lunga avventura che porterà Pachito e il Bogliasco più volte sul tetto d’Italia anche grazie agli insegnamenti carpiti ai tanti campioni transitati nel frattempo in queste acque: “Ho avuto la fortuna di veder passare da Bogliasco una lunga serie di campioni e di grandissimi tecnici. Da ognuno di loro ho cercato, a volte di nascosto senza farmene troppo accorgere, di rubare qualche piccolo segreto e forse da qualcuno ci sono riuscito. Chi mi ha insegnato più di tutti è senza dubbio Gianni De Magistris, una persona alla quale sarò eternamente grato. Se Vassallo è stato il mio mentore, avviandomi alla carriera da tecnico, Gianni è il mio guru, colui dal quale ho appreso gran parte delle nozioni e della passione che oggi cerco di trasmettere ai miei ragazzi”.

Tecnico stimato in tutta Italia, orgoglio e bandiera biancazzurra, se oggi nel cuore del Golfo Paradiso c’è una “Tana delle Tigri” dove nascono i campioni di domani, lui è la nostra Tigre più grande. Auguri Pachi!

 

Bogliasco 1951

Print Friendly, PDF & Email