A tu per tu con Michele De Robertis, difensore della Roma Nuoto

In attesa di sviluppi per quel che riguarda l’inizio della serie A1, procedono gli allenamenti in casa Roma Nuoto. Sempre nel pieno rispetto delle norme governative e federali e in totale sicurezza. Siamo andati a disturbare Michele De Robertis, difensore classe 2000, ormai alla quinta stagione con la calottina giallorossa. Un giovane di qualità, ma con alle spalle tanta esperienza e un carattere che ne fa uno dei leader della Roma Nuoto targata Massimo Tafuro.

Quali sono le sensazioni e gli stati d’animo di uno sportivo professionista in un momento di incertezza come questo?
«Stiamo vivendo una situazione surreale. Dal punto di vista sportivo è complicato perché ci alleniamo senza avere alcuna certezza sullo svolgimento dei campionati. Ovviamente, essendo atleti il nostro compito deve essere come sempre quello di dare il massimo in allenamento e lavorare giorno per giorno senza pensare troppo».

Il Covid-19 ha cancellato la stagione 2019/20 e sta condizionando anche quella 2020/21. Quanto sarebbe importante non fermare il movimento pallanuoto?
«Per noi che ne facciamo parte, un altro stop sarebbe davvero deprimente. Ma penso che le autorità sapranno sicuramente muoversi con più coscienza di noi. Prenderanno le decisioni in maniera razionale e pensata».

Chi ci rimette di più sono i bambini e i ragazzi più giovani che approcciano a questo sport. Ma anche chi, come te, è nel giro della Nazionale e vede sfumare competizioni internazionali. Che obiettivi hai con la calottina azzurra?
«Dispiace tantissimo per bambini e giovanissimi, fermandoli si rischia di farli disamorare della pallanuoto. Sulla Nazionale non mi pongo obiettivi. Se un giorno dovessi avere la possibilità di essere convocato dal Settebello, ne sarei onorato. Avrei potuto fare di più con le nazionale giovanili, ma ormai il passato è passato».

Veniamo alle cose di casa Roma Nuoto. Sei al quinto anno in giallorosso: due stagioni in A2, ora la terza in A1. Sei cresciuto tanto, lo hai dimostrato anche nei gironi di Coppa Italia. Ti senti uno dei leader di questa squadra?
«Sicuramente non sono più il ragazzino che è arrivato nel 2016: l’esperienza è importantissima, con il tempo acquisisci consapevolezza. Quest’anno, tolto Jack (Casasola, ndr), sono tra i più  grandi e mi impegnerò anche ad aiutare i più giovani nel loro percorso di crescita».

In estate ci sono stati cambiamenti, tra cui un nuovo allenatore. Come ti trovi con Massimo Tafuro? Differenze e analogie rispetto alla guida tecnica precedente?
«Massimo lo conoscevamo quasi tutti, visto anche il suo ruolo da tecnico federale. Ha un metodo diverso da Roberto (Gatto, ndr), ci  stiamo allenando tanto e si fatica, ma lo sapevamo. I suoi allenamenti sono più incentrati sulla preparazione fisica, mentre Gatto curava maggiormente le situazioni tattiche. Roberto, dopo tanti anni, era diventato un amico oltre che un allenatore. A tutti è dispiaciuto che sia andato via. Un’analogia è che entrambi sono aperti al confronto con noi atleti e penso che sia una caratteristica fondamentale per lavorare bene insieme. Spero di raggiungere buoni traguardi con Massimo e magari un giorno di poter lavorare nuovamente con Roberto, a cui devo tantissimo e non smetterò mai di ringraziare.

Oltre al tecnico, sono cambiati anche tanti giocatori. Sono stati integrati tantissimi giovani: ti rivedi in qualcuno di loro? E quanto è importante per loro trovare ragazzi più grandi pronti ad aiutarli a crescere e migliorare?
«Sì, è vero, c’è stato un ricambio generazionale. I ragazzi devono sapere che se sono stati inseriti è perché hanno delle qualità. Ma allo stesso tempo devono abbinare il loro talento all’impegno e alla dedizione, altrimenti sarà difficile per loro imporsi: è tutto nelle loro mani, noi li aiuteremo quanto possibile».

L’ultimo pensiero è sul futuro. Cosa auguri alla pallanuoto in un momento così difficile e incerto per la vita di tutti?
«Spero come tutti che questa situazione si  possa risolvere al più presto e che si possa tornare a disputare partite con le tribune gremite dal pubblico. Senza tifosi lo sport è nulla».

 

Andrea Esposito

Ufficio stampa Roma Nuoto

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