R.N. Frosinone, il presidente Russo: «Lo sport non si può fermare»


Viviamo un periodo storico non semplice per tutti, nemmeno per gli sportivi. Figuratevi poi se quegli sportivi sono pallanuotisti, praticanti di una disciplina minore, che minore non si può. Siamo andati a disturbare il presidente della Rari Nantes Frosinone, Vincenzo Russo, per sentire la sua opinione sulle vicende che attanagliano il mondo dello sport italiano. Giovani e lavoratori trascurati, formule da approvare, ma soprattutto non mollare. Ecco le parole del massimo esponente della società gialloblù.

Come sta affrontando la società questo momento particolare sotto tanti punti di vista?

«In realtà un vero modo non c’è. Siamo in balia degli eventi e di conseguenza prendiamo le decisioni più opportune un passo alla volta. Speriamo che i giovani possano continuare il loro percorso di crescita e che la prima squadra possa giocare la serie B. Viviamo alla giornata, non ci può essere una grossa programmazione in un momento come questo».

Perché tanto accanimento verso lo sport, quando piscine e palestre sono ambienti continuamente sanificati e dove si rispettano le regole molto più che in altri luoghi?

«L’altra sera, la prima impressione che ho avuto ascoltando Conte in tv è che lui e i suoi collaboratori abbiano fatto poca attività agonistica nella loro vita. Hanno fatto enorme confusione tra sport dilettantistico, amatoriale, professionistico. Non conoscono gli ambienti in cui viene svolto lo sport, la disciplina che governa un atleta in ogni ambito della sua vita. Perché alla disciplina e alle regole è stato abituato fin da bambino. Accanirsi verso situazioni che possono essere controllate più facilmente rispetto ad altre, come i mezzi pubblici o i centri commerciali, sempre strapieni, non è giusto. In piscina, e negli impianti sportivi in generale, c’è molto più controllo e sicurezza. Stanno affrontando in maniera sommaria alcuni problemi, lo sport in Italia coinvolge tantissimi giovani ed è importante anche per la salute».

L’ultimo DPCM non ha fermato alcuna attività di allenamento delle varie categorie della Rari Nantes Frosinone. Quanto sarebbe importante andare avanti, soprattutto per i ragazzi?

«È fondamentale. A un quindicenne, abituato a fare sport già da qualche anno, se lo obblighi a rimanere a casa gli fai solo del male. Oltretutto, togliendogli lo sport poi ci sarebbe il rischio che gli adolescenti possano passare i pomeriggi in giro per le piazze e le vie delle città. E lì sì che sarebbero incontrollabili. Dobbiamo responsabilizzare i ragazzi, ma anche offrire loro opportunità. Le società sportive sono fondamentali nella loro educazione. E non apro il capitolo dei tantissimi lavoratori che ruotano attorno a questo mondo. Sono moltissimi e verrebbero davvero penalizzati».

La pallanuoto, forse un po’ lentamente, si sta attrezzando per far fronte all’emergenza e per far partire i campionati. Sembrano delineate le proposte sia per l’A1, sia per l’A2. Non c’è troppa poca attenzione per un campionato nazionale che coinvolge 40 società in Italia come la serie B?

«Sono d’accordissimo sulla scelta di modificare la formula dei campionati, come pare accadrà per le due serie maggiori. È importante giocare, ma anche farlo con meno rischi possibili. Ridurre gli spostamenti aumentando i gironi è una cosa intelligente, potrebbe essere ripresa anche per la serie B. Per ora la Federazione ha parlato solo con le società di serie A, forse anche perché sono meno ed è più facile metterle d’accordo. Una volta trovata la formula per loro, sicuramente a cascata verrà trovata anche per noi. Magari finiremo a giugno o luglio, ma almeno in questo modo salveremmo l’attività dei ragazzi e anche quelle piccole entrate che fanno comodo a chi studia o a chi arrotonda con la pallanuoto il suo stipendio. Non si può chiudere baracca e burattini».

Tanto silenzio anche sul fronte settore giovanile. I ragazzi sono i più penalizzati in questo periodo: quanto è alto il rischio dell’abbandono?

«Altissimo, non c’è dubbio. Il rischio è enorme e succederà sicuramente che in molti lasceranno la pallanuoto e lo sport in generale, tantissimi lo hanno già fatto. Anche quest’anno è stato difficile tenere tutti i ragazzi legati alla società, stimolarli con nuove idee anche quando non c’erano obiettivi davanti a loro. Ma il perdurare di questa situazione non ci aiuta. La paura instillata dai mass media è un’arma potente, a cui proviamo a far fronte in ogni modo. Purtroppo però tante società, soprattutto quelle più fragili e con meno iscritti, tenderanno a sparire. Il danno sarà enorme: perderemo tutti, sia dal punto di vista economico, sia perché avremo allontanato una generazione da una cosa bellissima da fare nella vita: lo sport».

Andrea Esposito

Addetto stampa R.N. Frosinone

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